Tour du Mont Blanc


Rivedere le foto e descrivere l'esperienza vissuta nel compiere, a modo mio, il più lungo trekking d'Europa intorno alla cima più alta del nostro continente, mi fa rivivere le emozioni e le gioie provate nel luglio 2013 quando ho intrapreso quella che ritengo una delle più belle esperienze vissute: il Tour del Monte Bianco. La varietà di scenari e di riserve naturali che avrei potuto ammirare tra Italia, Svizzera e Francia mi aveva stimolato ad intraprendere il trekking in un'ottica più naturalistica, orientata a scovare gli aspetti più suggestivi di quegli ambienti; le bandierine gialle del classico TMB passano, a volte, solo nelle vicinanze di veri e propri gioielli della natura che non potevo farmi sfuggire.
Il periodo previsto per effettuare il tour era la seconda parte di luglio. Fortunatamente il meteo è stato dalla mia parte! Spero di trasmettervi, attraverso le mie foto, un po' di quello che ho vissuto.

Val Ferret, Rifugio Elena
Arrivato a Courmayeur vedo sullo sfondo la cima del Monte Bianco. E' lì, nel suo pieno splendore e sembra darmi il benvenuto nel suo regno. La meta della prima giornata è il rifugio Elena 2061m situato vicino al confine tra la val Ferret italiana e svizzera. Parcheggiata l'auto prima di entrare in valle, la comoda navetta mi accompagna fino alla località Arnouva dove prendo la traccia per il rifugio. Devo dire che ero abbastanza appesantito dall'attrezzatura: uno zaino da 50 litri e 3 kg di materiale fotografico. L'intera valle è solcata dalla Dora di Ferret, uno splendido torrente alimentato dagli imponenti ghiacciai del massiccio, il cui flusso è parecchio abbondante per il persistere della neve. In effetti fino all’ultimo avevo dei dubbi sulla fattibilità dell'intero percorso proprio a causa dell'innevamento, ma fortunatamente in quei giorni i punti cruciali in quota erano diventati agibili. Il percorso per giungere al rifugio non è lungo e, così, posso soffermarmi a fotografare le splendide fioriture di rododendro ferrugineo, anemone gialla, giglio di monte.


Il rif.Elena è una struttura moderna, spaziosa e comoda, con una splendida visuale sull'Aiguille de Triolet, sui ghiacciai di Triolet e di Pré de Bar e sulla valle sottostante. Guardandomi intorno noto quante persone di diverse nazionalità vi siano e non immagino che non avrei più visto connazionali fino al rientro in Italia dal Col de la Seigne, quindi un bel po' di giorni dopo! La sera arriva e l’assenza di nuvole preannuncia un bel cielo stellato.

Val Arpette
La tappa del secondo giorno è la Val Arpette, situata nella zona nord del massiccio del Bianco. Partito dal rif. Elena raggiungo il confine svizzero al Grand Col Ferret 2537m dove un bell’indicatore panoramico permette di orientarsi sulle cime circostanti.

La vista sul ghiacciaio di Pré de Bar è magnifica, si notano bene tutti i caratteri dell'erosione glaciale e, volgendo lo sguardo all'orizzonte, si riesce anche a vedere il Giardino del Miage nell'opposta val Veny. La visuale permette di cogliere in pieno le vaste dimensioni di queste valli, molto diverse dalle morfologie delle nostre conche dolomitiche. Inizio la discesa nel versante svizzero seguendo una traccia sulla neve in direzione dell'alpage de La Peule 2071m. La mia attenzione è spesso attirata dalle abbondanti fioriture di genziana di Koch e di altri fiori alpini.

Superata la malga La Peule (qui è anche possibile provare l’esperienza di dormire sul fieno!), arrivo al paese Ferret (1700m) situato vicino al torrente La Dranse de Ferret che solca in maniera marcata il fondo della valle glaciale. Tutta l'area subalpina è ricoperta da una rigogliosa vegetazione di graminaceae; solo intorno ai 1800m si notano formazioni di larici e arbusti. Costeggiando la strada che porta a Ferret osservo un'interessante formazione geologica di rocce metamorfiche situata sul versante alla sinistra orografica.

Da Ferret prendo l'autobus con destinazione Champex Lac, località turistica locale con un grazioso laghetto; m'incammino per la rigogliosa Val Arpette e arrivo verso sera allo Chalet a quota 1627m. I verdeggianti versanti della valle sono ricoperti da un bosco misto di abete rosso e larice e all'orizzonte si elevano le creste di Punta d'Orny 3270m e di Cima Ecandies 3187m con ampi nevai. La Fenêtre d'Arpette 2665m, che è il passaggio più alto del percorso dell'indomani, non si vede ancora. Questa forcella costituiva uno degli ostacoli maggiori al compimento del tour per il persistere della neve, ma fortunatamente da pochi giorni è diventata praticabile. Lo Chalet è molto confortevole e la cena gustosa e ricca di specialità locali; la zuppa di legumi, in varie varianti, è un primo piatto caratteristico sia in Svizzera che in Francia e rappresenta una valida alternativa alla pasta.


Col de la Forclaz
Il Percorso per la forcella d’Arpette è una variante ufficiale più impegnativa (e splendida!), vi è, però, un altro tragitto meno difficoltoso che collega direttamente Champex Lac al Col de la Forclaz. Anche per questa giornata il meteo sarà buono e di primo mattino inizio a salire la valle in compagnia di altri escursionisti. Il sentiero si lascia presto alle spalle il bosco di conifere per snodarsi tra le rocce circondate da arbusti di rododendro e salice, fino ad addentrarsi tra le rocce in vista della forcella.

Il sentiero si fa via via più ripido richiedendo sempre maggiore attenzione; superati dei tratti innevati raggiungo la suggestiva “Fenêtre”; in effetti è proprio una finestra che si apre sulla lingua dell'imponente Glacier du Trient e la sua valle sottostante, mentre il suo Plateau, sopra i 3000m, non si vede interamente in quanto è situato tra le Aiguilles Dorées e le creste d'Orny. Geomorfologicamente l'ambiente permette di osservare tutti i caratteri di un ambiente glaciale, dai seracchi che indicano il cambiamento di pendenza, alla lingua caratterizzata da numerosi crepaccim, alle rocce montonate levigate dal movimento del ghiacciaio.

Purtroppo si notano queste formazioni rocciose a causa del ritiro della massa glaciale dovuto al riscaldamento del clima. Guardando la valle si rileva bene la caratteristica forma ad U e il torrente Le Trient che l'attraversa impetuoso. Durante la discesa verso lo Chalet du Glacier 1583m incontro un ermellino che corre tra le rocce, ma troppo veloce per farsi riprendere! Presso lo Chalet ammiro interessanti foto d’epoca e un tabellone descrittivo mi permette di vedere come è variata la superficie del ghiacciaio tra l'800 e il '900. Il ghiacciaio, nel periodo di massima espansione (1865-1896) veniva sfruttato per fornire di ghiaccio città come Parigi e Lione; il metro di fronte che veniva tagliato durante il giorno veniva poi riconquistato di notte dalla lingua glaciale in movimento. Il percorso verso l'Hotel Col de la Forclaz 1528m, situato sull’omonimo passo, è tranquillo: non vedo l'ora di arrivare per riposarmi!

L'albergo rappresenta una tappa quasi obbligata per tutti coloro che compiono il tour; anche quitrovo una buona accoglienza e durante l’ottima cena mi incuriosisce un cane husky che si riposa sotto un tavolo, che stia facendo anche lui il tour mi chiedo? Dopo cena mi reco all'esterno per fare qualche foto notturna, ho così l’occasione di scambiare due parole con i ragazzi che lavorano in albergo.


Lac Blanc
Sulla carta il TMB continuerebbe per il Col de la Balme, ma preferisco scendere in Francia al Col des Montets per salire sulla famosa “Balconata Sud” delle Aiguilles Rouges e proseguire il mio percorso dirigendomi verso il Lac Blanc. Accetto volentieri il passaggio offertomi da un signore francese alla guida di un pulmino e arrivo al centro visitatori della vasta Réserve Naturelle des Aiguilles Rouges 1461m la cui visita risulta interessante. Mi incammino sul comodo sentiero dei “laghi di montagna” diretto allo Chalet du Lac Blanc 2352m. Il Massif des Aiguilles Rouges, all'interno del quale si trova la riserva, è una stupenda area di alto interesse naturalistico che confina a sud con la Vallée de Chamonix; il versante sud è chiamato Grand Balcon du Sud proprio perché permette una vista eccezionale sull'intero versante ovest del massiccio del Bianco. Queste cime vengono dette “rosse” per il loro colore dovuto all'ossidazione del ferro contenuto nello gneiss, un tipo di rocce metamorfiche che le caratterizza; all'alba si colorano di una tonalità vicino al rosso. Raggiungo il primo laghetto “la Mare” nella zona alta di La Remuaz, un piccolo specchio d'acqua che si sta riducendo sempre più per il proliferare della Carex echinata, una pianta che si è estesa ben oltre la zona perimetrale a causa dell'apporto continuo di sedimenti da parte dell'acqua e della decomposizione di materia organica.

Il sentiero continua tra le rocce montonate "striate"; le incisioni che si notano sono state provocate dallo sfregamento dei detriti trascinati dal ghiacciaio che si muoveva in questa zona ca.12000 anni fa, solo rocce dure come lo gneiss conservano queste tracce. Il sentiero prosegue tra splendide distese di rododendro ferrugineo e pittoresche fioriture di semprevivo montano.

Arrivo, finalmente, nella zona dei meravigliosi Lacs des Chéserys, di diverse dimensioni, situati a ca.2140 m.

L'acqua di questi laghi, cristallina e trasparente, li rende davvero incantevoli; i sedimenti sul fondo vengono studiati poiché rappresentano dei veri e propri “archivi della terra” contenenti le tracce di inquinamento dovute all'attività antropica nel corso degli anni. Lungo i bordi dei laghetti noto con piacere la presenza di molti tritoni alpini.
Un boato in lontananza sposta il mio sgurado sul massiccio del Bianco, un seracco è crollato dall'Aig. Verte.

Dopo aver scattato delle foto, riprendo il sentiero che mi porta allo Chalet du Lac Blanc 2352m. Il Lac Blanc è veramente splendido, sembra una gemma incastonata tra le rocce! Morfologicamente il lago è composto da due bacini separati collegati da un sottile canale: il lago superiore profondo 10 m.ca. è normalmente caratterizzato dalla presenza di nevai alpini anche durante l’estate, mentre il lago inferiore, profondo 3,20m, alimenta un torrente che raggiunge il fondovalle. Il lago superiore è popolato da qualche crostaceo e larva di zanzara che passano più di 8 mesi all’anno sotto la neve.

Per le abbondanti nevicate il lago superiore è ancora per buona parte ricoperto dalla neve, mentre l'inferiore è quasi completamente disgelato. Sui nevai si nota la presenza dell'alga verde (genere Chlamydomonas) dal caratteristico colore rosso dovuto ai carotenoidi prodotti per effetto dei raggi UVA del sole. Il rifugio, situato vicino al lago inferiore, è moderno e confortevole. La giornata volge al termine e l'arrivo di una perturbazione non mi permette di riprendere i colori del tramonto. Dopo la pioggia notturna, al mattino l'acqua riflette l'azzurro intenso del cielo; il Monte Bianco è sullo sfondo con la sua maestosa cupola di ghiaccio. Riprendo il percorso verso il rif. Bellachat 2151m.



Le Brévent, refuge Bellachat
Per giungere al rifugio devo attraversare tutta la “Balconata Sud” utilizzando la via ufficiale del TMB. Scendo il sentiero roccioso, supero il piccolo Lac de la Flegere ammirando il panorama mozzafiato delle alte cime innevate; si nota bene la profonda valle del ghiacciaio Mer de Glace, purtroppo molto ritirato come tutte le lingue glaciali rivolte verso la valle di Chamonix.
Il lungo percorso si snoda attraverso la tipica vegetazione del piano subalpino, mantenendosi in quota sui 1800m; la bellezza dell'ambiente circostante ripaga di tutte le fatiche. La flora alpina è molto abbondante e i semprevivi montani dal gambo succulento rappresentano uno dei cibi preferiti alle marmotte. Quando avvisto il monte Brévent 2525m, penultima tappa della giornata prima del rifugio Bellachat, decido di prendere la funivia che porta alla cima, in quanto il tempo è destinato a peggiorare; alla stazione di partenza a Plenpraz 2000m ho la possibilità di vedere un'interessante esposizione di foto d'epoca. La cima del Brévent è nota per essere un vero e proprio terrazzo d'alta quota sul Monte Bianco. Per dare una corretta lettura dell'ambiente circostante, vi sono dei tabelloni descrittivi che spiegano l'evoluzione dei ghiacciai e forniscono anche numerose informazioni sulla Riserva Naturale e la valle sottostante. Confrontando la situazione attuale delle lingue glaciali, con quella di alcune foto d'epoca, emerge che già ai primi del 1900, dopo la fine della piccola età glaciale, questi avevano perso la loro massima espansione.

Prima di riprendere il cammino verso il rifugio Bellachat mi rifocillo con una gustosa crèpe al formaggio. Poco più in basso noto il Lac du Brévent, sono invogliato ad andarci, ma il tempo sta cambiando repentinamente…meglio lasciar perdere. Sento e vedo avvicinarsi un elicottero del soccorso alpino, deve effettuare un intervento sulla parete del Brévent per prelevare un arrampicatore infortunato; l'impresa non sembra facile ma viene portata a termine in poco tempo. Continuo la discesa e all'improvviso spunta la bandiera del rifugio. Questo non è molto grande ma è situato in una posizione invidiabile: esattamente davanti al Gigante. Vengo accolto con calore dai gestori e mi sistemo nel dormitorio che per quella notte sarà al completo. Mentre viene preparata la cena nella piccola cucina, un signore giapponese (già incontrato in precedenza sul sentiero) mi chiama vicino a sé attirato dalla mia Canon 6D uguale alla sua. Iniziamo una conversazione in inglese e si dimostra interessato alle mie foto; mi racconta che è uno scrittore naturalista e che starà per un lungo periodo nella zona (beato lui!). Con grande sorpresa vedo vicino a me River, il cagnone che avevo incontrato al Col de la Forclaz, in compagnia della sua padrona Sylvie, una simpatica ragazza svizzera. Rivedo alcune persone già incontrate nei giorni precedenti … sembra quasi essersi dati appuntamento! Durante la notte mi alzo per qualche foto alla volta celeste, dopo pochi minuti mi segue anche l'escursionista giapponese. E' proprio durante il TMB che inizio a sperimentare la fotografia notturna. Lo spettacolo è splendido e, anche se vi è ancora qualche nuvola, si notano le lampade frontali degli alpinisti che partono dal rif. Cosmiques per tentare la salita al Bianco. La mattina mostro le foto a Corinne (il gestore) che rimane entusiasta e mi complimento con lei per l'accoglienza offerta.

Vallée de Miage
La tappa successiva è lo Chalet del Miage 1560m nella zona sud del Gigante. Parto dal Bellachat 2151m in direzione di Chamonix 1030m, dopo poco inizia a piovere, per fortuna non troppo forte. Durante la discesa penso al fatto che non ho ancora incontrato un italiano nei rifugi dove ho pernottato; in certi momenti, se non fosse per i cartelli in lingua francese, mi sembra di trovarmi in un “territorio internazionale” visitato da persone provenienti da diversi continenti che hanno in comune la passione per la montagna.
Arrivato a Chamonix attendo l'autobus che mi porterà a Les Houches, per salire poi con l'ovovia sui promontori a sud-ovest in zona Prarion 1850m ca., al cospetto della parete nord dell'Aig. de Bionnassay 4052m. Giunto a destinazione riprendo il cammino tra i verdi pascoli e passato il Col del Voza 1650m seguo in parte le rotaie della vecchia Tramway du Mont Blanc; la tranvia è una ferrovia a cremagliera lunga 12 km aperta nel 1909 che collega Le Fayet al Glacier de Bionnassay 2372m e costituisce la linea ferroviaria francese all'altitudine più elevata. Passato il vecchio Hotel Belleuve seguo la traccia del TMB (variante ufficiale) che mi porta alla base dei ghiacciaio. E' un vero peccato che i nuvoloni coprano le imponenti cime, ma sono ottimista che in serata il meteo migliori.
Fortunatamente smette di piovere e giungo nei pressi della parte frontale della morena del Glacier de Bionnassay. Qui vi sono delle splendide rocce montonate e un ponticello permette di superare l'impetuoso torrente che continua la sua azione erosiva.

Salgo ora la Combe de Tricot attraverso una fitta brughiera di Rododendro ferrugineo e arrivo al Col de Tricot 2120m che rappresenta un bel punto panoramico sulla sottostante verde e rigogliosa Vallée de Miage con i suoi pascoli. Durante la ripida discesa a zig-zag il meteo migliora e, così, posso ammirare le pareti e i ghiacciai del Domes de Miage 3673m. Ad un certo punto noto tra alcuni massi qualcosa muoversi…due belle marmotte stanno giocando! Riesco ad avvicinarmi abbastanza per riprenderle, sono proprio simpatiche, in particolare quando battono “il cinque” con la zampa e mangiano i semprevivi come fossero degli snack! Rispetto alle marmotte che popolano le Dolomiti, noto che queste hanno una pelliccia più scura, con diverse tonalità di grigio.

Continuo la discesa, il sole compare a darmi il benvenuto e finalmente eccomi al refuge de Miage 1559m, posto fra un gruppo di bei chalets restaurati, caratterizzanti un vecchio alpeggio dell’800.

Devo dire che sono rimasto incantato per la cura e l'ordine con cui è tenuto questo luogo, dove il tempo sembra quasi essersi fermato! Posso definirlo un vero e proprio paesaggio alpino pittoresco, un quadro della natura dove l'uomo ha avuto un ruolo positivo, una volta tanto! Il rifugio è accogliente e a cena faccio conoscenza con una famiglia spagnola molto interessata alle Dolomiti. Il pasto è ricco di pietanze tipiche, abbondanti e molto buone; l'arredamento interno, pur semplice, è curato e, grazie ai cimeli presenti, ci si può rendere conto di come si viveva in montagna una volta.

Refuge Tré la Tête
La meta odierna è il rifugio Tré la Tête 1970m situato sempre nel versante sud del massiccio del Bianco, all'interno della Réserve Naturelle des Contamines Montjoie.

Intraprendo il comodo sentiero del TMB che sale il Mont Truc in direzione dell’omonimo rifugio. Come in altri momenti, mi fermo ad ammirare e fotografare la ricca flora alpina, pennellate di colore su una tela a sfondo verde. Nel pomeriggio arrivo al ref. Tré la Tête situato in prossimità del grande ghiacciaio. Alleggeritomi dello zaino, salgo un po' la traccia che si avvicina al fronte della lingua glaciale; la valle scavata sulla roccia è enorme e mi soffermo ad osservare i vari aspetti geomorfologici. In questa zona la vegetazione è quella tipica del piano alpino, caratterizzata da piante specializzate per i climi freddi e i forti venti; tra le tante specie spiccano la negritella alpina, la genziana primaticcia e diverse orchidee. Rientrato al rifugio faccio conoscenza con una coppia americana di Santa Barbara. Al momento di cenare entra in sala da pranzo Sylvia con il suo compagno, mentre il simpatico River riposa. E' bello rivederli e sentire come procede il loro tour. Verso le due di notte, terminato un breve acquazzone, esco ad ammirare il cielo stellato e il fondovalle con il paese di Les Contamines che con le sue luci contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva.

Col de la Croix du Bonhomme
Oggi mi attende una lunga tappa, la meta è il Refuge du Col de la Croix du Bonhomme 2443m situato a sud-est del massiccio del Mont Blanc, con sosta intermedia ai Lacs Jovet. Saluto Sylvia e inizio la discesa. Dopo circa un'ora mi fermo ad ammirare la forra della suggestiva Cascade de Combe Noire 1496m, proseguo verso il Refuge de Nant Borrant 1459m, per poi risalire lungo i pascoli in direzione del Refuge de la Balme 1706m.

Continuo l'ascesa passando accanto ad un'impetuosa cascata creata dal torrente Bon Nant e al Plan Jovet 1900ca., lascio la traccia principale del TMB per deviare verso i Lacs Jovet situati a 2180m, alla base di un anfiteatro creato dai Monts Jovet e le creste del Mont Tondu e d’Enclave.
Quando arrivo al lago principale, salendo una fitta e meravigliosa brughiera a rododendro ferrugineo e ginepro nano, si apre dinanzi a me un vero e proprio spettacolo della natura. L'acqua, trasparente ai bordi, è di un colore verde-azzurro turchese, sembra di guardare un mare tropicale, e le cime intorno in parte ricoperte da lingue di neve si rispecchiano sul lago.
Purtroppo devo ripartire perché il percorso è lungo e il meteo sta peggiorando. Con passo molto veloce riprendo a 1900m la traccia del TMB fino al Col du Bonhomme 2329m che raggiungo in un’ora. Fortunatamente, anche se il cielo è oscurato da nuvole minacciose, pioviggina soltanto.

Qui, con mio stupore, incontro dei maratoneti provenienti dalla direzione che io devo seguire e, facendo attenzione ai nevai e ai rivoli d’acqua, in un contesto ambientale roccioso e selvaggio, giungo al grande e caratteristico “omino” che indica il Col de la Croix du Bonhomme 2479m; un po' più sotto trovo finalmente il rifugio omonimo.

Sono le 18.30 e data la stanchezza e la fame, mi dirigo subito a cenare. Il rifugio del CAF (Club Alpino Francese) è gestito da una famiglia molto socievole e simpatica. Dopo la cena, buona e abbondante, i due ragazzi con i genitori intrattengono gli ospiti con musica e canto, con tanto di violino e chitarra, che ci mette tutti di buon umore. Trovo molto interessanti dei tabelloni che illustrano l'ambiente circostante, in particolare gli aspetti geologici. Dopo una giornata lunga ed intensa ho dormito come un masso fino al mattino!

Vallée des Glaciers, Chalet des Mottets
Il sole dell'alba mi mette subito di buon umore, saluto la simpatica famiglia e m'incammino verso il Col des Fours 2665m per raggiungere a fine giornata, utilizzando una variante ufficiale del TMB, il Refuge des Mottets 1976m nella Vallée des Glaciers posta a sud-est del massiccio del Bianco. Sono particolarmente interessato a scovare il Lac de Mya, che nella carta topografica vedo situato al di fuori del sentiero principale, senza una traccia marcata per raggiungerlo.

La zona del Col des Fours è interamente coperta dalla neve e delle bandierine indicano il tragitto. Incontro una famigliola danese che si diverte sul pendio innevato!

Dall'alto il panorama è davvero incantevole, davanti a me spiccano l'Aig. des Glaciers 3816m con dietro la cresta del Monte Bianco.
Durante la discesa mi fermo su un'altura a 2400m; mi oriento per capire dove può essere il laghetto e studiando attentamente la carta, mi dirigo verso sud salendo lievemente un costone; probabilmente al di là dovrei scovare una conca. Con gioia e stupore compare, poco sotto, uno splendido specchio d’acqua il cui fondale possiede dei colori straordinari! Il laghetto alimentato dai nevai è preceduto da una torbiera di colore marrone-rossiccio che gradatamente va a costituire il fondale del lago che si tinge prima di beige e, quando il bacino diventa più profondo, assume un colore turchese. Dopo qualche foto di rito, lascio questo paradiso terrestre e riprendo il tragitto verso la Vallée des Glaciers.

Arrivo allo Chalet-Refuge des Mottets 1978m nel pomeriggio; questo stabile e quelli adiacenti sono restaurati con cura come gli chalets visti al Miage. Davanti a me si estende un poetico paesaggio alpino, dove la maestosa ed imponente cima dell'Aig. des Glaciers con il suo ghiacciaio sovrasta i sottostanti pascoli di Lanchettes e tutta la valle fino al paese di Les Chapieux. Anche qui ricevo un'ottima ospitalità e noto l'attenzione messa nell'abbellire la sala da pranzo con molti utensili d'epoca. L'unico problema è che non vi è la possibilità di telefonare e non vi è campo per il cellulare. Dopo cena la titolare del rifugio, come i gestori del Croix du Bonhomme, ci dedica un piacevole intermezzo musicale con la fisarmonica. In un libro che raccoglie articoli di giornale scopro che la cima dell’Aig. des Glaciers è stata in passato teatro di una tragedia aerea.

Val Veny, Rifugio Monte Bianco
Oggi rientro in Italia. Prima di salire al Col de la Signe mi reco presso i pascoli di Lanchettes per immortalare la bella cascata creata dal Torrent des Glaciers e mi soffermo ad osservare una famiglia di marmotte!

Il Col de la Signe è posto a 2516m e costituisce il valico per la Val Veny italiana. Rivolgo lo sguardo alle mie spalle per un'ultima volta e saluto la Vallée des Glaciers. Inizio la discesa e mi fermo alla “Casermetta” 2365m, un osservatorio ambientale posto sull'Alpe superiore del vallone della Lée Blanche, che rappresenta un luogo transfrontaliero di valorizzazione e tutela del patrimonio ambientale dell'Espace Mont Blanc. Vi sono molti tabelloni illustrativi delle peculiarità vegetazionali, faunistiche e geologiche dell’area e un operatore mi dice che è contento di vedere, finalmente, un italiano che sta facendo il TMB! Mi raccontano, infatti, che sono molto pochi i connazionali che compiono l'intero tour… chissà perché?! Davanti a me vedo le Piramidi Calcaree che sono le cime più particolari della zona essendo composte da calcari e dolomie e non dal caratteristico granito presente normalmente sul Massiccio.

Queste formazioni si sono originate in un periodo tra 300 e 66 milioni di anni fa nel bacino Vallesano, un antico oceano presente in questa zona, e sono emerse durante i movimenti orogenetici che hanno portato alla formazione della catena alpina. Continuo la discesa e, purtroppo, arriva a farmi compagnia la pioggia (ne avrei fatto volentieri a meno!). Al rifugio E.Soldini 2197m il gestore mi informa che per la notte non vi è più un posto libero per pernottare. Mi incammino allora in direzione del Rif. Monte Bianco 1700m situato all’inizio della lunga Val Veny. Ho da affrontare una lunga camminata! Di buona gamba sorpasso il la zona acquitrinosa del Lago di Combal, la morena del Ghiacciaio del Miage e giungo a destinazione ripromettendomi di tornare sui miei passi il giorno dopo. Il rifugio, del CAI Uget Torino, è confortevole e gestito da una signora molto gentile.

Rifugio Bertone
Un cielo blu è di buon auspicio per la giornata di oggi. Mi dirigo alla fermata dell'autobus per risalire la valle fino al Bar Miage e poter visitare la morena del Miage. La lingua glaciale del Miage è il più grande ghiacciaio “nero” delle Alpi italiane, coperto da detriti dal fronte a 2400 m ca..

In Val Veny i lobi del ghiacciaio e le rispettive morene laterali occupano l'intera larghezza della valle. Raggiungo sul vecchio apparato morenico il lago du Miage, diviso in due e con un bel colore turchese intenso tipico dei laghi proglaciali. Il lago Combal invece caratterizza una zona acquitrinosa dove convogliano affluenti d'acqua con diverse gradazioni di colore, provenienti dai ghiacciai. Trovo questa zona di un'incantevole bellezza: acque turchesi e trasparenti si fondono; rocce sedimentarie, granitiche e metamorfiche, con sfumature dal grigio al rossiccio si alternano; un verde splendente riveste il letto di una valle sulle cui sponde si ergono possenti pareti di roccia intercalate da profondi valloni glaciali. Purtroppo devo riprendere il cammino per raggiungere la fermata dell'autobus che mi porterà a Courmayeur 1224m. Dalla Chiesa del paese prendo la traccia ufficiale del TMB per il Rifugio G.Bertone 1996m situato sul Mont de la Saxe, un lungo balcone che offre una splendida visione sul versante est del Massiccio. Anche in questo rifugio trovo una calda ospitalità.

Rifugio Bonatti
Con oggi termina il mio tour e l'ultima tappa è il rifugio Bonatti 2025m in val Ferret.
Intraprendo il percorso che segue la lunga, verdeggiante e panoramica cresta del Mont de la Saxe, tappezzata qua e là da piccole pozze d’acqua. Giunto alla base della cima di Testa Bernarda il sentiero piega a destra e vedo qualche marmotta che mi osserva dalla tana. La discesa porta nella graziosa Valle Armina ricoperta da una colorata flora e solcata dall’omonimo torrente. Tra le specie floreali noto la Genziana nivalis e la Genziana purpurea dal caratteristico colore rosso.

Sullo sfondo la vista della Grandes Jorasses completa una composizione paesaggistica di notevole bellezza. Il rifugio Bonatti è una struttura moderna, molto accogliente all'interno, dove si coglie lo spirito di avventura del grande alpinista Walter Bonatti. Numerose sono le foto esposte scattate dallo scalatore scomparso e osservandole si capisce la sua passione di esplorare e conoscere luoghi nuovi.

L'indomani decido di fermarmi un altro giorno per pernottare al rifugio Torino 3375m che raggiungerò con la funivia, devo salire sopra il Gigante per immortalarlo!

Per chi volesse intraprendere il tour o una sua parte, consiglio di consultare i siti internet e guide dedicate dove sono illustrate le caratteristiche e difficoltà delle tappe.

Consiglio, inoltre, di contattare le varie agenzie per il turismo delle diverse località, le guide alpine nonché i rifugi e consultare guide e carte topografiche. Bisogna sempre considerare che il meteo cambia repentinamente. Per affrontare interamente il trekking è necessario un ottimo allenamento, ed è bene muoversi non da soli ma in pochi e possibilmente tutti con le medesime capacità.

Alba sulla cima del Monte Bianco - 2013 ©Alberto Perer
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Alba sulla cima del Monte Bianco - 2013 ©Alberto Perer
Si sta formando il caratteristico "cappello".
Val ferret, Arnouva - ©Alberto Perer
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Val ferret, Arnouva - ©Alberto Perer
Mont Dolent, Aig. de Triolet, Aig. de Savoie e Aig. des Leschaux - 2013 ©Alberto Perer
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Mont Dolent, Aig. de Triolet, Aig. de Savoie e Aig. des Leschaux - 2013 ©Alberto Perer
Vista dal Grand Col Ferret 2537m. In basso a sx. il Rif. Elena.
La Val Ferret - 2013 ©Alberto Perer
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La Val Ferret - 2013 ©Alberto Perer
La Peule - 2013 ©Alberto Perer
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La Peule - 2013 ©Alberto Perer
Scendendo verso gli alpeggi della Peule, Svizzera.
La Dranse de Ferret, Svizzera - 2013 ©Alberto Perer
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La Dranse de Ferret, Svizzera - 2013 ©Alberto Perer
Val d'Arpette - 2013 ©Alberto Perer
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Val d'Arpette - 2013 ©Alberto Perer
Verso la Fenêtre d'Arpette - 2013 ©Alberto Perer
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Verso la Fenêtre d'Arpette - 2013 ©Alberto Perer
Glacier du Trient - 2013 ©Alberto Perer
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Glacier du Trient - 2013 ©Alberto Perer
Col de la Forclaz - 2013 ©Alberto Perer
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Col de la Forclaz - 2013 ©Alberto Perer
Les roches stries - 2013 ©Alberto Perer
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Les roches stries - 2013 ©Alberto Perer
La Mare (La Remuaz) - 2013 ©Alberto Perer
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La Mare (La Remuaz) - 2013 ©Alberto Perer
Caratteristico laghetto nella zona di La Remuaz, la vegetazione di Carex echinata sta invadendo l'intero fondale.
Lac des Chéserys - 2013 ©Alberto Perer
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Lac des Chéserys - 2013 ©Alberto Perer
Sullo sfondo l'Aig. du Belvédère
Lac Blanc (inferiore) - 2013 ©Alberto Perer
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Lac Blanc (inferiore) - 2013 ©Alberto Perer
Il Lac Blanc 2352m con il massiccio del Bianco sullo sfondo. Aig.Rouges, Francia
Massif des Aiguilles Rouges - 2013 ©Alberto Perer
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Massif des Aiguilles Rouges - 2013 ©Alberto Perer
La catena delle Aig. Rouges vista dalla cima del Brévent 2525m. Francia.
Il versante francese del massiccio del Bianco - 2013 ©Alberto Perer
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Il versante francese del massiccio del Bianco - 2013 ©Alberto Perer
Col de Voza, Belleuve, Glacier Bionnassay - 2013 ©Alberto Perer
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Col de Voza, Belleuve, Glacier Bionnassay - 2013 ©Alberto Perer
Valleé de Miage - 2013 ©Alberto Perer
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Valleé de Miage - 2013 ©Alberto Perer
Morfologia glaciale - 2013 ©Alberto Perer
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Morfologia glaciale - 2013 ©Alberto Perer
La valle glaciale con rocce montonate e la lingua finale del Glacier de Tré la Tete.
Alta Vallée de Montjoie - 2013 ©Alberto Perer
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Alta Vallée de Montjoie - 2013 ©Alberto Perer
La valle, percorsa dal torrente Bon Nant conduce ai Lacs Jovet e al Col du Bonhomme.
Rocks and water - 2013 ©Alberto Perer
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Rocks and water - 2013 ©Alberto Perer
Lac de Mya - 2013 ©Alberto Perer
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Lac de Mya - 2013 ©Alberto Perer
Lac de Mya - 2013 ©Alberto Perer
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Lac de Mya - 2013 ©Alberto Perer
Aig. des Glaciers, Chalet des Mottets - 2013 ©Alberto Perer
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Aig. des Glaciers, Chalet des Mottets - 2013 ©Alberto Perer
Lago di Combal - 2013 ©Alberto Perer
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Lago di Combal - 2013 ©Alberto Perer
Lago di Combal, Val Veny, sullo sfondo le Piramidi Calcaree e il Col de la Seigne.
Lago del Miage - 2013 ©Alberto Perer
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Lago del Miage - 2013 ©Alberto Perer
Il Giardino del Miage, val Veny - 2013 ©Alberto Perer
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Il Giardino del Miage, val Veny - 2013 ©Alberto Perer
Mont de la Saxe - 2013 ©Alberto Perer
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Mont de la Saxe - 2013 ©Alberto Perer
Ghiacciaio della Brenva visto dal sentiero che sale il Col de la Saxe
Lilium martagon - 2013 ©Alberto Perer
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Lilium martagon - 2013 ©Alberto Perer
Giglio martagone in Val Ferret, massiccio del Monte Bianco. Sullo sfondo la Grandes Jorasses.
Tramonto sul Dente del Giagante - 2013 ©Alberto Perer
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Tramonto sul Dente del Giagante - 2013 ©Alberto Perer
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